venerdì 26 agosto 2011

un margine di sicurezza del 30%

È quello che ha spuntato Warren Buffet per il suo investimento in Bank of America. Nell'articolo qui sotto trovate i dettagli della valutazione:
How Much Did Warren Buffett Pay For BofA Anyway? « Dealbreaker: Wall Street Insider – Financial News, Headlines, Commentary and Analysis – Hedge Funds, Private Equity, Banks
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lunedì 7 dicembre 2009

Il Rwanda e One Laptop Per Child

C'è un detto che trovo sempre molto divertente e incoraggiante: un'ottimista è un pessimista che ha fatto un po' di esperienza. Naturalmente è possibile anche invertire i termini della questione, ma nel mio caso preferisco la formulazione originale. Ecco un 'esempio di buona notizia. Per me il nome del Ruanda è indissolubilmente associato a quello del genocidio del 1994. Secondo Wikipedia tra il 6 aprile e il mese di luglio del 1994 venne massacrato un numero di persone non inferiore alle 800.000, circa il 10% della popolazione.

Quindici anni dopo leggo questa notizia sull'economist:

Rwanda's laptop revolution

Upgrading the children

Dec 3rd 2009 | RUHENGERI
From The Economist print edition

A pioneering scheme to computerise a whole people


Illustration by Claudio Munoz
TINY, landlocked Rwanda is sometimes touted as Africa’s high-tech economy. It is still a bit early for that, however. Neighbouring Uganda produces far more computer-science graduates. Countries such as Nigeria and Kenya are even further ahead. South Africa is out of sight. But technology is the core of Rwanda’s plan to transform its economy by 2020. The country seems ready to back its ambition with money and policies.
By 2012, for instance, Rwanda wants every child in the country between the ages of nine and 12, 1.3m children in all, to have a laptop, each with an internet or intranet connection to download free educational software and electronic books. “We estimate the start-up cost will be $313m,” says Richard Niyonkuru of Rwanda’s education ministry. If all goes well, the programme will embrace children between six and eight by 2015.
The supplier will be One Laptop Per Child (OLPC), an American charity linked to the Massachusetts Institute of Technology, which has been trying for years to push cheap and robust laptops into primary schools in poor countries. (....)


Sono contento! Forse tra due anni  il Ruanda riuscirà a raggiungere un obiettivo che è impossibile immaginare in Italia: quando due anni fa ebbi l'ardire di proporre la stessa cosa (su una scala più modesta, coinvolgendo 3000 bambini di una piccola città) ad una importante fondazione bancaria (omissis) non mi hanno neppure degnato di una risposta.

venerdì 16 gennaio 2009

Can Science Help Solve the Economic Crisis?



Sto leggendo questo saggio con pensieri e sentimenti contrastanti...

Il 15 settembre 2008, il giorno del fallimento di Lehman Brothers, mi venne in mente il commento che (dopo eventi ben più drammatici) fece Julius Robert Oppenheimer "the physicists have known sin, and this is a knowledge which they cannot lose." Nel saggio di cui sopra leggo:

When physicists made the atomic bomb they realized what they had conceived and immediately felt a sober responsibility to help make the world safe from their invention. At this time there is a responsibility for those with the knowledge and skills to understand the financial instruments involved in this crisis to help first to resolve this crisis and to next turn their attention to the design and regulation of a stable market system. This will involve economists, mathematicians, physicists, biologists, computer scientists and others working together to make a more stable economic system.

...e finiscono con il proporre un "Manhattan Project" per rimettere in piedi finanza ed economia...

Altre osservazioni sull'argomento da un "quant" eminente.

MIT OpenCourseWare

Sono rimasto molto stupito quando ho scoperto che in Italia sono attive 11 università telematiche (io ero rimasto fermo ad una, quella le cui lezioni un tempo erano trasmesse alla notte su raidue e raitre). L'elenco completo lo potete trovare qui.

Se siete alla ricerca di lezioni universitarie in rete, e sapete un po' di inglese, il mio suggerimento però è di approffittare dei corsi che l'MIT mette a disposizione online, naturalmente gratis. Ad esempio qui trovate appunti e video di un corso dal titolo attraente:

Solving Complex Problems

mercoledì 19 dicembre 2007

venerdì 2 novembre 2007

Per chi suona la campana?


Con il crollo di ieri è la quarta volta nel 2007 che il Dow Jones perde più del 2% in un giorno, un'eventualità che in teoria non dovrebbe realizzarsi più di una volta l'anno. Era successo anche un paio di settimane fa, proprio il giorno dell'anniversario del Black Monday, il 19 ottobre 1987, in cui il Dow Jones lasciò sul terreno il 22,6% in un solo giorno.
La cronologia dei due più terribili giorni della storia dei mercati azionari la trovate qui e un elenco di (tentativi di) spiegazioni qui. La realtà è che l'ipotesi che la distribuzione dei rendimenti azionari sia Gaussiana non sta in piedi. Per di più le correlazioni tra i diversi mercati azionari si avvicinano a 1 nei momenti di crisi vanificando la maggior parte dei tentativi di diversificazione. Se ne parla oggi sul Sole 24 ore in un mio articolo: lo potete leggere per intero qui sotto, con in blu le parti che sono state tagliate dal quotidiano per ragioni di spazio. Se volete approfondire l'argomento qui c'e' un'autorevole analisi del comportamento dei fondi hedge l'agosto scorso.

I MERCATI SFIDANO ANCHE LA MATEMATICA, Il Sole 24 Ore, 2 novembre 2007, p.30

“Prima della scoperta dell’Australia gli europei pensavano che tutti i cigni fossero bianchi e sarebbe stato completamente irragionevole supporre che potessero esistere di un altro colore. Ma in Australia i cigni neri sono comuni. La morale di questa storia è che le eccezioni sono tra noi, pronte a sorprenderci e a cambiare la nostra visione del mondo” Così scrive Nessim Taleb, matematico e gestore di hedge funds, i cui scritti e la cui stategia di investimento si basano proprio sull’ineluttabilità di avvenimenti imprevisti e imprevedibili. Le idee di Taleb sviluppano ulteriormente quelle di Benoit Mandelbrot, padre dei frattali e pioniere della loro applicazione alla finanza. Sono idee che contestano la teoria moderna dei portafogli finanziari, sviluppatasi nell’ultimo mezzo secolo con i lavori fondamentali dei premi Nobel per l’economia James Tobin, Harry Markowitz, William F. Sharpe, , Myron Scholes, Robert Merton. Secondo questa teoria i rendimenti di azioni e obbligazioni sono distribuiti secondo una grafico simmetrico dalla forma di una campana. Questo tipo di distribuzione fu scoperta dal matematico tedesco Carl Friedrich Gauss all’inizio del XIX secolo nei suoi studi sugli errori nelle osservazioni astronomiche. Viene chiamata anche distribuzione “normale”. Applicata alla finanza prevede che la maggior parte dei rendimenti sia molto vicina alla media e quelli che si discostano in modo sensibile dal rendimento medio siano estremamente poco probabili. Insomma esclude la possibilità che ci siano “cigni neri” pronti a sorprenderci (e a mandare in rovina i nostri investimenti). Nella distribuzione normale le deviazioni dalla “norma” diventano sempre più rare (i matematici direbbero “esponenzialmente”) quanto più ce ne allontaniamo. Gli esempi di grandezze per le quali queste leggi valgono abbondano in fisica, in matematica ed astronomia, ma si applicano anche alle dimensioni (altezza, peso, e meglio ancora il loro logaritmo) degli esseri viventi. La nozione centrale è quella di “deviazione standard”. Nel caso dei rendimenti azionari la deviazione standard coincide con la volatilità del mercato (se ci riferiamo ad un indice) o del titolo azionario analizzato ed è la misura del rischio più comunemente accettata. Rendimenti inferiori alla media di più di una deviazione standard (d.s.) hanno solo il 16% di probabilità di verificarsi, di più di due d.s. solo il 2,2%, di più di tre d.s. solo lo 0,1%. Tra le sorprendenti e utili conseguenze della teoria di Markowitz si ha la scoperta che l’aggiunta di azioni ad un portafoglio “molto prudente” costituito da sole obbligazioni non soltanto riesce ad aumentarne la redditività ma può anche diminuirne il rischio.

Ma se come sostengono Mandelbrot e Taleb ciò non è vero allora tutti gli strumenti di gestione del rischio che sono quotidianamente applicati dai gestori di patrimoni diventano inutili e fuorvianti proprio quando se ne ha più che mai bisogno, cioè nel bel mezzo di una crisi. La debolezza del sistema nasce dal fatto che molti gestori di patrimoni – dagli hedge funds ai fondi pensione - stimano il rischio degli investimenti dimenticandosi delle limitazioni dei modelli costruiti, e in particolare trascurando il fatto che quando nei mercati finanziari l’irrazionalità prende il sopravvento l’ipotesi di una distribuzione “normale” dei rendimenti finisce a gambe all’aria. Nell’agosto del 1998 la tempesta scatenata dal default delle obbligazioni russe portò al quasi fallimento del fondo LTCM , nella cui gestione erano coinvolti proprio Scholes e Merton. Le perdite di quasi il 90% in pochi mesi furono proprio dovute alla sottovalutazione della possibilità di comportamenti “estremi” nei mercati obbligazionari, unito a un uso sconsiderato della leva finanziaria.

Il 19 ottobre scorso la borsa statunitense ha celebrato con una sostanziosa perdita del 2,6% il ventesimo anniversario del terribile “lunedì nero”: il 19 ottobre 1987, l’indice Dow Jones ebbe un crollo del 22,6% in una sola seduta. Il crollo del Dow innescò una serie di perdite nei mercati finanziari di tutto il mondo: nel giro di una settimana o poco più di un quarto della capitalizzazione delle borse mondiali era andata in fumo. Dal 1928 ad oggi la deviazione standard della distribuzione dei rendimenti giornalieri del Dow Jones è circa l’uno percento. Dunque la perdita subita ieri così come il 19 ottobre scorso si dovrebbe verificare mediamente una volta all’anno (mentre è già la quarta volta nel 2007, dopo il 27 febbraio e il 9 agosto scorsi) e il crollo del 19 ottobre 1987 non avrebbe mai dovuto verificarsi poiché avrebbe avuto, in teoria, una probabilità di verificarsi pari a 1 contro un googol, che è un 1 seguito da 100 zeri! E’ la stessa probabilità che avete di fare sempre testa lanciando una moneta per 332 volte di fila oppure di lanciare un dado e ottenere 6 per 129 volte consecutive. Se vi sembra facile pensate che fare un sei al superenalotto è un po’ meno difficile che fare sempre testa lanciando una moneta per 30 volte di fila.

L’agosto scorso, quando si ebbero alcune delle giornate più nere (per ora…) della tempesta sui mercati finanziari scatenata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, abbiamo probabilmente rischiato una replica di quel lunedì nero. David Viniar, CFO di Goldman Sachs, sotto pressione per le perdite spettacolari (e impreviste) subite da alcuni hedge funds di casa, tra i quali il fondo Global Alpha, per giustificarsi dichiarò che i mercati erano in balia di eventi “oltre 25 deviazioni standard, e ciò per più giorni consecutivi”. Alla luce delle considerazioni precedenti questa dichiarazione di Viniar ha dell’incredibile ed ha suscitato commenti a dir poco sarcastici da parte di numerosi addetti ai lavori…

La realtà è che i rendimenti nei mercati finanziari non si distribuiscono “normalmente” ma secondo delle leggi di potenza, del tipo della celebre legge 80/20 che l’ingegnere ed economista Vilfredo Pareto scoprì nel 1906 quando osservò come il venti percento della popolazione italiana possedesse l’ottanta percento della ricchezza. A differenza delle distribuzioni normali le leggi di potenza sono tipiche di quei processi in cui varietà, diseguaglianza e dipendenza sono le condizioni prevalenti. E non escludono eventi “estremi” benchè poco probabili. I terremoti, le epidemie, il traffico di dati su internet sono governati da legge di potenza, così come la distribuzione della ricchezza nella società. Nelle leggi di potenza le medie sono molto meno importanti e la deviazione standard perde il suo potere predittivo. Così, la prossima volta che dovete decidere come investire i vostri risparmi, insieme al parere di un consulente finanziario, fate anche quattro chiacchiere con un matematico o con un geofisico: magari ve la caverete un po’ meglio.